Dior approda a Marrakech

Maria Grazia Chiuri sceglie la capitale marocchina per la presentazione della nuova collezione #commonground

30/04/2019 00:00
Email: fashionvipone@gmail.com
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Chi pensava che solo Milano e Parigi fossero degne di dover essere insignite dell'etichetta di capitali della moda dovrà ricredersi. L'haute couture, per l'ennesima volta, approda verso terre lontane come quelle di Marrakech.

Già da tempo grandi gruppi creativi come Serge Lutens, Jacques Majorelle e soprattutto Yves Saint Lauren, sono rimasti stregati dalle bellezze offerte dalla capitale marocchina. Sarà forse per i suoi colori sgargianti, per i suoi profumi inebrianti, per la sua raffinata architettura, fatto sta che ogni scorcio di questa magnifica città pare essere la degna fonte di ispirazione per ogni artista.

Questo il motivo che ha spinto Maria Grazia Chiuri, direttore creativo della maison Dior, a sceglierla come location per la presentazione della collezione Cruise 2020 #commonground ? Forse, ma non solo...

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Stavolta, forse ancor più di tutte le altre, questa sfilata ha lasciato davvero esterefatti tutti gli spettatori presenti.

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All'imbrunire, mentre il sole lentamente cala, le fioche luci di centinaia di lanterne e fiaccole si accendono sulle acque della grande piscina allestita ad hoc per l'occasione, al Palazzo El Badi. Così tra gli ammalianti suoni di flauti e tamburi, nella storica dimora del sultano Ahmad al-Mansur, inizia lo spettacolo: le modelle l'una dietro l'altra, come delle principesse africane cinte nei loro abiti più belli, iniziano calcano le preziose stuoie e tappeti.

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Lunghi e svolazzanti abiti bianchi, tipici kaftani, si incontrano armonicamente a maxi tuniche, turbanti e stole,

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quasi tutte ricoperte dalle stampe del tessuto wax, il vero focus di questa new collection.

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La Chiuri infatti sembra aver voluto accentrare tutta l'attenzione su questo speciale tessuto africano, celebre soprattutto per la storia di cui lo stesso è portatore.

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Difatti il wax, messo a punto da una ditta olandese intorno al 1864, è divenuto nella patria africana, nel tempo, non solo sintomo di alta moda ma anche potente strumento di comunicazione. Si narra, a tal proposito, che ogni stampa avrebbe un significato ben preciso, ecco perchè molte grazie donne natie, private della loro libertà di espressione e spesso analfabete, spesso sono solite indossarlo, nelle più svariate fantasie, potendo, silentemente, rivelare qualcosa su di sè o lanciare potenti messaggi.

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Così la direttrice della maison, riprendendo la tradizione, ha voluto riprendere e reinterpretare questo batik, mescolandolo con i classici codici stilistici della maison. Nella realizzazione del suo intento, così come per la realizzazione dell'intera collection, si è lasciata aiutare da vari illustri contributor tra cui l'atelier africana Uniwax, il designer Pathé Ouédraogo, Grace Wales Bonner, Martine Henry, Daniella Osemadewa, per citarne alcuni.

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Integrazione, apertura verso le diversità, riscatto della figura femminile ancor troppo spesso emarginata, questo e molto altro si cela sunque dietro questa strabiliante collezione Dior.

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Così Maria Grazia, servendosi delle parole di Tahar Ben Jellon, lancia un messaggio forte e chiaro ai suoi ospiti "Con la cultura si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli ed altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri".

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Non solo abiti magnifici, ma anche un insegnamento forte e potente quello che lascia questa collection firmata Dior.

Pertanto non ci resta che ringraziare la maison per questo ennesimo spettacolo ricco di tante tante emozioni.

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