Fashion Victims, l’altra faccia della moda

Fashion Victims è un documentario di Alessandro Brasile e Chiara Catteneo che racconta lo sfruttamento nascosto dietro alla moda internazionale.

03/04/2019 00:00
Descrizione
 
Gallery
 
Video
 
Commenti
 
Contatti
 

Tutte e tutti rimaniamo incantati davanti ad un bel vestito e molti di noi passano il tempo ad inseguire il trend del momento, aggiornandosi, seguendo sfilate e leggendo anche articoli a riguardo, ma ci siamo mai chiesti cosa c’è dietro la moda? Quali storie nasconde?

A rispondere a queste domande ci ha pensato il documentario “Fashion Victims” di Alessandro Brasile, fotografo, e Chiara Cattaneo, cooperante, trasmesso al 29° Festival del Cinema Africano, d’Asia e dell’America Latina, che si è svolto proprio in questi giorni a Milano.

_______________

Fonte Web.

Le storie che vengono raccontate durante il documentario riguardano principalmente le lavoratrici delle industrie tessili dell’India meridionale, dove esistono aziende che si occupano sia del fast fashion sia dei grandi brand di lusso.

In queste “aziende” lavorano e vivono milioni di donne in condizioni davvero drammatiche, turni che arrivano anche fino a diciotto ore di lavoro consecutive, violenze, infortuni e dormitori molto simili a prigioni.

__________________

Fonte Web.

Le operaie che lavorano in queste industrie provengono quasi sempre da zone molto povere e vengono “assunte” da alcuni intermediari che le vanno direttamente a “prelevare” a casa per poi condurle nelle fabbriche, dove lavorano e vivono.

I loro turni, come già scritto prima, sono all’incirca dalle dodici alle diciotto ore al giorno, la loro vita oltre il lavoro, quindi mangiare e dormire, si svolge in una sorta di ostello annesso alle fabbriche.

Dal momento in cui iniziano a lavorare in queste industrie sono delle vere e proprie prigioniere, non possono uscire e non possono nemmeno fare visita alle loro famiglie.

______________

Fonte Web.

Ma perchè le giovani ragazze finiscono per lavorare in queste fabbriche?

Le giovani donne che accettano di lavorare in queste industrie lo fanno principalmente per emanciparsi ed aiutare la famiglia, infatti, i genitori ogni fine mese vanno a ritirare gran parte dello stipendio che spetta alle lavoratrici, lasciando a loro il minimo indispensabile per poter sopravvivere.

Nel documentario “Fashion Victims” viene anche spiegato che molto spesso le ragazze vanno a lavorare per queste fabbriche per guadagnare il denaro che servirà per il proprio matrimonio, nell’India meridionale è ancora in vigore la legge sulla dote, ossia quando una ragazza si sta sposando deve prelevare dalla casa paterna ogni oggetto, come gioielli, arredi o abiti che le saranno utili per essere una buona moglie.

Il matrimonio per una ragazza che vive nel Sud dell’India diventa quindi assai costoso, questo metodo della dote viene chiamato “Sumangali” che a pensare a come si guadagnano la dote queste donne diventa un’ironia crudele, dato che la sua traduzione è “Sposa Felice”.

Purtroppo però nel documentario viene anche spiegato che le ricerche hanno detto che l’85% delle lavoratrici non riesce a migliorare la propria condizione.
Sempre dalle ricerche affiora anche il problema che molto spesso le operaie ricevono uno stipendio molto inferiore a quello stabilito inizialmente, nei casi più “fortunati” riescono a tornare dalle loro famiglie, ma affette da malattie e infortuni che condizioneranno per sempre la loro vita, le ragazze meno fortunate, invece, non torneranno mai perché vittime di omicidi, violenze sessuali e molto spesso suicidi.

________________

Fonte Web.

Il documentario si chiude con una domanda molto significativa ed è così anche che voglio chiudere questo articolo, una domanda che dovrebbe far riflettere ognuno di noi, ed è proprio l’obiettivo principale degli autori del documentario: 

Se conoscessimo i nomi e le storie di chi ha fatto i nostri vestiti, cambierebbe il modo in cui li produciamo e indossiamo?