Francesca Liberatore: l’enfant prodige della moda, l'intervista su ModaMax

Romana, classe 1983, talentuosa come poche, Francesca Liberatore è un orgoglio della moda Made in Italy.

09/05/2019 00:00
Descrizione
 
Gallery
 
Video
 
Commenti
 
Contatti
 

Romana, nata nel 1983, talentuoso come poche, Francesca Liberatore è un orgoglio della moda Made in Italy. Tra le giovani designer più amate ed apprezzate nel panorama internazionale, l’enfant prodige, a poche settimane di distanza dalla sua ultima collezione presentata durante l’ultima Fashion Week milanese, si racconta a noi di Moda Max senza veli, svelandoci i suoi ricordi di bambina, le sue gioie, le sue paure.

__

__

Per voi Francesca Liberatore..

Salve Francesca, premetto che è per noi un grandissimo onore intervistarla. Ogni volta che inizio un’intervista, mi piace sempre conoscere meglio chi ho di fronte e scavare in fondo, oltre la superficie: sappiamo che è nata a Roma nel 1983 per poi laurearsi in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra.

Quando nasce la sua passione per la moda? si ricorda il suo primo bozzetto? E come mai la scelta di lasciare la sua città d’origine per studiare in Gran Bretagna?

Da sempre adoro disegnare vestiti, ma (stranamente) non sono mai stata una ossessionata dalla moda o dalle riviste di moda, anzi al contrario. Ciò nonostante disegnare modelli era il mio passatempo preferito.

Sin da quando ero molto piccola, guardavo i cartoni animati, tipo Lady Oscar, e mi piaceva riprodurre le uniform reinventandone però decorazione e texture. I miei primi bozzetti risalgono a quegli anni.

Finito il liceo classico, la Central Saint Martins a Londra era considerata da tutti, la migliore, e soprattutto una delle poche che offrisse la possibilità di farcela anche per chi, come me, non ha mai contato su raccomandazioni.

2.Immagino che con il suo lavoro avrà viaggiato molto vero? Ma dove vive Francesca Liberatore oggi? E quale città rimane sempre nel suo cuore? E quale ispira (o ha ispirato) le sue collezioni?

Si, sono in viaggio costantemente, soprattutto per lavoro. Attualmente ho base a Milano. Ma la mia “Casa” è Roma, dove ho formato il modo di percepire le cose.

La mia città del cuore rimane Londra, lì ho trascorso gli anni più belli. Di Parigi invece porto con me la positività, questa città mi ha permesso l’accesso in mondi magici tra cui quello di Jean Paul Gaultier e del Moulin Rouge. Porto sempre con me un po’ di New York, metropoli gigante che mi fa sentire al centro del mondo. Ma in generale, le città di ispirazione sono tutte quelle in cui capito e dove raccolgo bellezza, peculiarità, atmosfere e vite lontane: Vietnam, Peru, Giordania, Armenia, Pakistan, Cuba, Cina.., ciascuna di queste ha aggiunto sempre qualcosa alla mia moda.

3.L’hanno definita “l’enfant prodige” della moda, appellativo molto importante e meritatissimo, secondo noi. Ma come ci si sente ad avere gli occhi puntati su di sé? Cosa prova prima di una sfilata?

Prima di una sfilata sono sommersa da un turbinio di emozioni. C'è tensione perché sembra che tutto sia fuori dal mio controllo, so che devo fidarmi delle persone che ho scelto accanto. La paura si mescola anche all’orgoglio per essere giunta in quella situazione, a testa alta in quel backstage, perché, alla fine, è il lavoro che ho saputo svolgere fino a quel momento ad avermi portata fin li. Quelle tre ore ti arricchiscono così tanto: i commenti nell'orecchio, gli amici che sono riusciti ad esserci che ti abbracciano, gli addetti alla moda che ti faranno crescere con le loro review e che ti ripagano, per un bel po’, di tutte le difficoltà. 

 __

__

4.Il suo duro lavoro le ha regalato grandi soddisfazioni, giovanissima ha vinto il concorso Next Generation, ha potuto esporre le sue creazioni nei musei più importanti di Londra, Parigi, Milano, New York, Tokyo, è insegnante nelle più prestigiose accademie, ha preso parte ad iniziative benefiche importanti. Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?

Il primo sicuramente lo scoprire di essere stata ammessa alla CSM. Il mio più grande sogno realizzato, l'inizio senza cui il resto probabilmente non sarebbe mai accaduto. Ma potrei citarne molti: come avere davanti Jean Paul, la mia collezione per Brioni Donna in passerella alla Permanente di Milano, la sfilata Francesca Liberatore quando si sfilava ancora in gattamelata, la vittoria su New York, insomma, tutte le volte che ho raggiunto un traguardo importante. Alcuni di essi hanno segnato così tanto la mia vita che non posso non tenerli sempre davanti ai miei occhi, come monito, mentre cerco di raggiungere i prossimi.

 __

__

5.C’è un modello/icona a cui ti ispiri quando realizzi le tue collezioni?

Molte e nessuna. Cambio spesso la mia Musa ispiratrice, ma la donna che ritraggo rimane spesso la stessa, in una continua evoluzione come nella vita di ciascuna. Se dovessi citare donne famose posso fare il nome di Gwyneth Paltrow, che amo, e Eva Green, la principessa Diana, ma c’è ne sarebbero molte altre, perché quello che cerco di far emergere è l'aspetto femminile, autonomo e raro di una donna.

__

 

6.Spesso si vede solo la parte patinata del suo lavoro, ma quali sono le difficoltà più grandi che ha dovuto affrontare?

Infinite in ogni momento, dalle più piccole che minano il buonumore della giornata in particolare per un carattere creativo come il mio che gode, nel bene e nel male, di una spiccata sensibilità, alle montagne che sembra di dover scalare. Ho la fortuna però di riuscirmi a ricaricare con facilità, ma quando si è sottoposti ad aspettative esterne, il gioco si complica e la cosa più difficile è resistere e perseverare. 

__

 

__

7.Hai avuto modo di lavorare nelle più grandi maison del panorama della moda internazionale, come Viktor & Rolf, Jean Paul Gaultier e Brioni Donna. Con chi ti piacerebbe collaborare tra gli stilisti del passato e del presente?

Christian Lacroix, Tom Ford, Sacai in una joint venture. 

 

8.Ha scritto di recente un libro autobiografico, dove si racconta, senza filtri, come donna e dome designer. Come nasce l’idea di realizzarne uno?

Dall'importanza e dal bisogno di rendere partecipi di cosa c'è dietro una mia sfilata che di per sé, normalmente, viene letta come compimento del lavoro creativo, ma in realtà tutto ciò che mi stimola, che produco, su cui amo indagare e sviluppare avviene prima. Ho pensato fosse un vero “spreco” lasciarlo nel cassetto perché sono quelle le “parole” attraverso cui giungo alla “storia” che racconto. 

9.Passiamo a cose un po’ più frivole: Se dovesse selezionare 3 capi immancabili da tenere nell’armadio quali sarebbero?

Dolcevita nera, chiodo di pelle, jeans

10. Secondo lei quali sono i più grandi errori di stile che una donna possa commettere nella scelta di un outfit?

Non identificarsi nel capo che si indossa. Se il capo non agevola la propria identità o risulta “estraneo”, la donna rischia di risultare inadeguata.

 

11. Durante la sua ultima sfilata, tenutasi per la scorsa fashion week milanese, nel front row erano presenti molte star e soprattutto influencer. Cosa ne pensi di queste nuove it girl 2.0?

Sono felice di avere nel mio parterre degli appassionati alla moda e al mio lavoro. Lascio poi che sia il tempo a definire la valenza di queste “nuove professioni”. Come stilista posso solo tenere conto dei commenti come esplicativi dei cambiamenti del periodo storico in cui viviamo.

 

13. La sua carriera è in ascesa ormai, cosa dobbiamo aspettarci? Cosa ha in serbo Francesca Liberatore?

Ci sono vari progetti all'estero che permetteranno a sempre più persone di poter indossare capi Francesca Liberatore

14. Ultima domanda: cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere questa strada?

Di credere nel lavoro