Ray Gun Magazine: concentrato di stile, arte e sperimentazioni editoriali

Ray Gun Magazine fu una delle riviste di musica e costume più famose degli anni '90

27/04/2019 00:00
Descrizione
 
Gallery
 
Video
 
Commenti
 
Contatti
 
Ray Gun Magazine fu una delle riviste di musica e costume più famose degli anni '90. Un vero e proprio concentrato di stile, arte e sperimentazioni editoriali. Proviamo a conoscerla meglio.

Quando la musica incontra lo stile
Ray Gun nacque nel 1992 per celebrare il rock and roll in tutte le sue sfumature. La rivista che cambiò il modo di rapportarsi alla musica più in voga del decennio fu fondata negli Stati Uniti d'America e più precisamente a Santa Monica, in California. Voluta e messa in piedi da Marvin Scott Jarrett e curata dal direttore artistico David Carson, la rivista diede il via ad alcune delle sperimentazioni più originali tra quelle che hanno riguardato la tipografia negli ultimi vent'anni. Il risultato fu uno stile astratto e caotico, non molto leggibile, ma assolutamente riconoscibile. Uno stile fortemente voluto da Carson (che amava definirsi un incapace, ma che in realtà desiderava ribellarsi alle regole non scritte della grafica editoriale e del marketing), ma replicato dai suoi successori dopo il suo definitivo abbandono, datato 1995. A portare avanti il discorso inaugurato nel 1992 da Carson, furono i direttori artistici che si succedettero negli ultimi cinque anni di vita della rivista: tra questi Chris Ashworth, Robert Hales, Jerome Curchod e Scott Denton-Cardew. Non meno sorprendenti erano i contenuti del magazine, spesso dettati da scelte editoriali precise. Ray Gun optò per una pubblicità d'avanguardia, ma soprattutto, per una politica attenta alle icone della cultura pop, tra cui Bjork, i Radiohead, David Bowie, Marilyn Manson, Beck, PJ Harvey, Flaming Lips ed Eminem.
__
__

Le origini e l'evoluzione di Ray Gun
__
La nascita del magazine si inserisce nel clima particolare che andò affermandosi agli inizi degli anni '80 e che causò la graduale destrutturazione della grafica editoriale, favorita anche dall'assenza di volontà, da parte di numerose testate giornalistiche, nel voler raggiungere tirature importanti. E Carson approfittò immediatamente di questo clima particolare per creare qualcosa di insolito, sorprendente, anche se per alcuni stucchevole. Il suo particolarissimo stile fu definito addirittura grunge. Le intenzioni di Carson vennero esaltate anche dal periodo storico in questione, caratterizzato dalla convinzione generalizzata che la sperimentazione fosse un approccio cool, abbracciato soprattutto negli ambiti più underground e meritevole di una certa attenzione. In quel contesto, Ray Gun fu travolto da una destrutturazione grafica tale che spesso e volentieri i testi risultavano quasi completamente illeggibili. A permettere tale evoluzione del graphic design fu anche l'avvento delle prime tecnologie digitali. Modernità, destrutturazione e sperimentazione divennero rapidamente i comandamenti principali di una rivista che in soli otto anni di storia ha saputo tracciare un solco abbastanza profondo nell'editoria mondiale. La composizione tipografica tradizionale fu rapidamente soppiantata da quella che si avvaleva dei nuovi software (tra cui QuarkXpress e, a partire dal 1999, inDesign). Tali strumenti permisero a Carson e soci di abbracciare una sperimentazione tale da raggiungere persino le avanguardie che alcuni decenni prima avevano completamente sovvertito il modo di fare arte. Grazie alla tecnologia, le copertine futuriste dei primi decenni del Novecento ora potevano essere realizzate in tempi rapidissimi, cosicché David Carson riuscì ad impartire alla sperimentazione editoriale e artistica una spinta non indifferente, portandola alle sue estreme conseguenze.
__
__

Il testo diventa immagine
__
La caratteristica principale di Ray Gun stava nella capacità di manipolare a tal punto il testo da farlo diventare un'immagine. Inevitabilmente, a risentirne era soprattutto la leggibilità, ma non essendo questa un'urgenza degli editori (in realtà aveva smesso di essere persino una preoccupazione), il testo finiva per essere un elemento talmente particolare da suscitare emozioni molto simili ad una fotografia artistica. Ne conseguiva un netto stravolgimento delle gerarchie tradizionali; i titoli, ad esempio, spesso venivano scritti in formato ridotto e i testi con un corpo più grande. A volte, invece, il font risultava quasi illeggibile, rendendo il contenuto del tutto opzionale, ma pur sempre interessante da un punto di vista puramente visivo. Anche la testata, che in genere è il vero e proprio marchio di fabbrica dell'azienda, perse la sua caratteristica principale: non era più identica su tutte le copertine, essendo riprodotta con colori, caratteri e forme differenti. E tutto questo sembrava funzionare davvero, contrariamente a quanto sostenevano le regole del marketing. Alla fine del 2000, la rivista chiuse definitivamente i battenti per motivi interni all'organigramma aziendale. Tuttavia, resta il fatto che per quasi nove anni Ray Gun riuscì a scrivere una pagina rilevante della storia dell'editoria mondiale, al netto del numero degli estimatori e dei detrattori.
__
__

Una rivista celebrata da un libro
__
Chi volesse saperne di più può leggere il libro dedicato a Ray Gun, edito da Simon & Schuster nel 1997. Il titolo completo del volume scritto da Dean Kuipers e curato da Marvin Scott Jarrett è Ray Gun: Out of Control. Il libro raccoglie il meglio della rivista dal primo all'ultimo numero. Nel giro di otto ispiratissimi anni, Ray Gun è riuscita a catturare tutto l'immaginario della cultura alternativa americana, divenendo di fatto uno dei maggiori forum di discussione e uno degli arbitri più credibili e rispettati circa la musica, il design grafico, lo stile e la cultura degli anni Novanta. Out of Control è un libro nato per celebrare sia Ray Gun che le tante riviste simili, dalle quali è venuta fuori una potente miscela editoriale, caratterizzata dall'avvento delle nuove grafiche computerizzate, dalla nascita di una scrittura che potremmo definire sovversiva e dalla diffusione di una fotografia d'avanguardia. Ray Gun è la chiave di volta della cultura giovanile moderna, trasformista, perennemente guidata dal web e dai media e alla continua ricerca di un'identità precisa.